Possiamo dirvi in largo anticipo, con una certa sicurezza, il film che vincerà il prossimo premio Oscar: The Millionaire di Danny Boyle. Non ci siamo sbagliati su The Wrestler premiato a Venezia e difficilmente ci sbaglieremo anche questa volta. L’ultimo film di Boyle ha tutte le qualità che in genere servono per essere premiati: è registicamente perfetto, ha una storia triste con lieto fine, ha una storia d’amore, racconta un dramma sociale. A Hollywood spesso sono bastate solo la seconda e la terza per vincere il più ambito premio cinematografico. Stavolta lo spessore della regia di Boyle, misto a un racconto dell’India, dei suoi problemi, dell’infanzia difficile dei bambini usati dai boss senza scrupolo, metterebbe per una volta d’accordo critica e pubblico.
The Millionaire prende spunto dal quiz “Chi vuol essere milionario” per raccontare la storia di Jamal, neovincitore del quiz, che si ritrova a spiegare sotto tortura agli spietati organizzatori e al conduttore senza scrupoli come faceva lui, analfabeta e proveniente dalle baraccopoli, a conoscere le risposte. La spiegazione arriverà attraverso i flashback delle sue esperienze e anche la security dell’organizzazione si dovrà arrendere: quel ragazzo era semplicemente stato ripagato dal suo dio di tutte le sofferenze vissute. Ma il premio più grande Jamal lo riconquisterà alla fine: la donna amata, ormai libera di unirsi a lui.
Boyle con questo film fa sua l’estetica e il gusto melodrammatico del classico cinema indiano di Bollywood, miscelandolo con un’abilità registica superiore. Riesce, attraverso l’escamotage del quiz, a raccontare l’India con un ritratto crudo, intenso, ma anche romantico. La storia di un Paese diviso in caste, dove chi nasce nelle baraccopoli non ha altro destino se non quello di finire alla mercè di qualche potente ed essere usato senza scrupoli negli affari. Bambini rubati trasformati in mendicanti, bambine trasformate in prostitute o vendute a qualche potente.
Nella scelta stilistica di Boyle si alternano dolly a riprese a terra, campi lunghissimi e primi piani. Il tutto amalgamato con un montaggio morbido o serrato alla bisogna: due ore che si reggono benissimo, senza mai cadute di ritmo o giri a vuoto. Anche gli attori si comportano magnificamente: da Jamal a suo fratello Salim, per finire con l’odioso conduttore del quiz. Chicca finale è la colonna sonora di Allah Rakha Rahman, che si integra perfettamente con la storia e i suoi ritmi. Insomma , se “The Millionaire” dovesse vincere l’Oscar, non ci sarebbe sicuramente da stupirsi. Intanto ha portato a casa 4 golden globe: miglior film, miglior regia, miglior sceneggiatura e miglior colona sonora.


